Autismo

CHE COSA E’

 

"Il mio modo di essere era completamente incomprensibile agli occhi di chi mi circondava. 

 Toccavo continuamente ogni cosa; tastavo con le dita gli incavi delle bottiglie, i braccioli del divano e le maniglie delle porte, strofinavo il palmo della mano sui corrimano curvi.

Sentivo la necessità di toccare tutte queste cose perché avevo bisogno delle loro curve e rotondità ma nessuno, intorno a me, immaginava che fosse questo tipo di bisogno a provocare in me quel comportamento. Per loro dimostravo unicamente di essere strana e a volte irritante, ma io non pensavo affatto di essere né strana né irritante.

Sapevo solo che ciò che facevo era una necessità, per me, d’importanza vitale. Però, agli occhi degli altri, tutto questo non meritava alcun rispetto".

(Gunilla Gerland, Una persona vera – Phoenix: Roma).

 

 

CHE COSA NON E’

 

Non è una malattia, bensì “gli autismi” rappresentano le conseguenze di differenti “malattie” (o condizioni patologiche).

Non deriva da un cattivo rapporto fra la madre e il bambino, benché molti genitori vengano fortemente provati dalla presenza di un figlio con autismo.

Non è una “psicosi”, ma una forma di handicap.

Non è sinonimo di isolamento, benché l’isolamento possa essere uno dei sintomi, ovvero una conseguenza dei disturbi più frequentemente osservati nell’autismo.

 

SINTOMI


Autismo: cosa significa?

“Sindrome” è un insieme di “sintomi” ovvero di “segni” osservabili (nel caso dell’autismo: di comportamenti)

 

  • Compromissione qualitativa dell’interazione sociale
  • Compromissione qualitativa della comunicazione
  • Modalità di comportamento, interessi ed attività ristretti, ripetitivi e stereotipati
  • Esordio: prima dei tre anni
  • per almeno una delle aree della triade

 

1. Il primo gruppo di sintomi: interazione sociale

 

• Marcata compromissione nell’uso di svariati comportamenti non verbali, come lo sguardo diretto, l’espressione mimica, le posture corporee, e i gesti che regolano l'interazione sociale.

• Incapacità di sviluppare interazioni con i coetanei adeguate al livello di sviluppo.

• Mancanza di ricerca spontanea della condivisione di gioie, interessi o obiettivi con altre persone (per esempio non mostrare, portare, né richiamare l’attenzione su oggetti di proprio interesse).

• Mancanza di reciprocità sociale o emotiva.

 

2. Il secondo gruppo di sintomi: la comunicazione

• Ritardo o totale mancanza dello sviluppo del linguaggio parlato (non accompagnato da un tentativo di compenso attraverso modalità alternative di comunicazione come gesti o mimica).

• In soggetti con linguaggio adeguato, marcata compromissione della capacità di iniziare o sostenere una conversazione con altri.

• Uso di linguaggio stereotipato e ripetitivo o linguaggio eccentrico.

• Mancanza di giochi di simulazione vari e spontanei, o di giochi di imitazione sociale adeguati al livello di sviluppo.

 

3. Il terzo gruppo di sintomi: il repertorio di interessi

• Dedizione assorbente a uno o più tipi di interessi ristretti e stereotipati anomali o per intensità o per focalizzazione.

• Sottomissione del tutto rigida ad inutili abitudini o rituali specifici.

• Manierismi motori stereotipati e ripetitivi (battere o torcere le mani o il capo, o complessi movimenti di tutto il corpo).

• Persistente ed eccessivo interesse per parti di oggetti. 

 

CARATTERISTICHE ETA'

 

NEI NEONATI E NELLA PRIMA INFANZIA

• Difficoltà a stare in braccio

• Mancanza di attenzione condivisa

• Mancanza di contatto visivo

• Mancanza di sorriso e reciprocità sociale

• Mancanza di risposta alla voce dei genitori

• Apparente sordità

• Movimenti stereotipati o attività ripetitive

• Difficoltà nel gioco

• Difficoltà o avversione al contatto fisico o alle manifestazioni d’affetto

 

CARATTERISTICHE DA ZERO ATRE ANNI

Sviluppo affettivo:

• Ridotte espressioni del viso, ambigue, non rivolte ad altri, non sorriso sociale, raro sguardo sociale, rara reciprocità verso estranei

Processi sensoriali, attenzione, autoregolazione:

• Ipersensibilità uditiva, resistenza al contatto fisico, evitamento di alcuni cibi, alta soglia al dolore, scarso orientamento visivo, attenzione e dedizione a caratteristiche sensoriali dell’oggetto, ipo o iper responsività a stimoli sociali e non

Prassie e imitazione:

• Difficoltà di imitazione di sequenze di azioni a significato

Comprensione:

• Mancata risposta al nome, bassa comprensione della gestualità

Modalità comunicative:

• Mancanza dell’uso dello sguardo per la comunicazione, scarso babillage, scarso uso dei gesti, uso della mano dell’'adulto per chiedere

Intenzionalità comunicativa:

• Non attenzione congiunta (8-12 mesi), scarsa intenzionalità e iniziativa, mancanza del gesto di indicazione, comunicazione limitata a funzioni strumentali, non condivisione

Gioco sociale:

• Scarso orientamento sociale e attenzione condivisa

Gioco con oggetti:

• Mettere in bocca oggetti, non giochi di finzione, giochi ripetitivi

Caratteristiche motorie e comportamenti ripetitivi o stereotipati:

• Ritardo nello sviluppo motorio (28% di bambini fra 0-18 mesi), posture particolari, goffaggine, problemi di pianificazione motoria, miglioramento delle prestazioni se contestualizzate e finalizzate, stereotipie e ritualismi

(Da Watson et al, Autismo e disturbi dello sviluppo, 2, 3, 2004, pp. 337-358)

 

NEI BAMBINI IN ETA' PRESCOLARE

• Prendere la mano dell’adulto per ottenere oggetti

• Difficoltà nello sguardo diretto

 

NELL'ADOLESCENZA

• Repentine variazioni dei problemi di comportamento

• Maggiore disponibilità all’interazione

 

NEGLI ADULTI

• Attenuazione dei problemi di comportamento

 

GENERE


• Il disturbo è da quattro a cinque volte maggiore nei maschi che nelle femmine

• Le femmine con questo disturbo hanno più possibilità di avere un ritardo mentale grave

PREVALENZA

• 5 casi su 10.000 (da 2 a 20 casi su 10.000)

• I più recenti dati epidemiologici dicono che c’è 1 persona nello spettro su 100!

 

DECORSO


• Esordio prima dei tre anni

• Presentazione dei sintomi fin dalla nascita

• Regressione dopo il primo anno (fra i 12 e i 21 mesi)

• Il decorso è continuo

• Una piccola percentuale riesce, in età adulta, a vivere e a lavorare in maniera indipendente

• Un terzo riesce a raggiungere una parziale indipendenza

• I restanti necessiteranno di cure ed assistenza per tutta la vita

 

FAMILIARITA'


• Il 5% dei fratelli ha maggiori probabilità di presentare il disturbo autistico

• Ci sono maggiori rischi (imprecisata la percentuale) che i fratelli presentino altri tipi di disturbi

• Le persone dotate hanno antecedenti familiari (percentuali non precisate)

 

DIAGNOSI DIFFERENZIALE


• Disturbo di Rett

• Disturbo disintegrativo dell’infanzia

• Disturbo di Asperger

• Schizofrenia

• Mutismo selettivo

• Disturbo dell’espressione del linguaggio

• Ritardo mentale

• Disturbo da movimenti stereotipati

• Disturbo misto dell’espressione e della ricezione del linguaggio

 

CRITICHE (Considerazioni sui manuali)

 

• I manuali internazionali descrivono i sintomi, ovvero i comportamenti osservabili, non ciò che è “sotto” o “dietro” i sintomi, ovvero pensieri emozioni

• Nonostante il miglioramento progressivo dei criteri della diagnosi differenziale, i manuali internazionali non aiutano a discriminare fra “autismi” diversi.